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CONCETTI BASE SUL COLORE

da Wikipedia l'enciclopedia libera

Il colore è la percezione visiva generata dai segnali nervosi che i fotorecettori della retina mandano al cervello quando assorbono radiazioni elettromagnetiche di determinate lunghezze d'onda e intensità.

Difficilmente però possiamo vedere in natura radiazioni colorate, se non in pochi fenomeni, come i quello dell'arcobaleno; quotidianamente invece vediamo superfici colorate, la cui colorazione è dovuta a una speciale consonanza tra lìenergia della radiazione illuminante e quella della struttura della materia illuminata. Difatti le caratteristiche cromatiche delle sostanze dipendono dalla risposta della loro struttura molecolare e atomica alle sollecitazioni delle radiazioni luminose.

Perciò il colore può essere considerato come la manifestazione visibile delle leggi che sono alla base della struttura della materia. Quando determinate frequenze di luce entrano in contatto con lo spettro energetico degli atomi o delle molecole degli oggetti, questi rispondono alla sollecitazione passando dallo stato fondamentale di minima energia a un livello eccitato dove l'energia si trasforma in agitazione termica, per ricadere poi allo stato fondamentale. Nella ricaduta viene emesso quel fotone o radiazione di luce che noi percepiamo come colore.

I colori sono dunque il risultato di un assorbimento selettivo della radiazione elettromagnetica e di una perdita di energia atomica: un oggetto rosso ad esempio assorbe tutte le frequenze dello spettro, tranne quelle relative al rosso. Quando questa corrispondenza viene a mancare non c'è colore e l'oggetto appare trasparente.

 

LA PERCEZIONE DEL COLORE

La formazione della percezione del colore avviene in tre fasi:

1. Nella prima fase una sorgente luminosa emette un flusso di fotoni di diversa frequenza. Questo flusso di fotoni può:


- arrivare direttamente all'occhio,
- essere riflesso da un corpo che ne assorbe alcuni e ne riflette altri,
- essere trasmesso da un corpo trasparente che ne assorbe alcuni e riflette altri,

 

In ogni caso i fotoni che giungono all'occhio costituiscono lo stimolo di colore. Ogni singolo fotone attraversa la cornea, l'umore acqueo, la pupilla, il cristallino, l'umore vitreo e raggiunge uno dei fotorecettori della retina (un bastoncello, oppure un cono L, un cono M o un cono S) dal quale può essere o non essere assorbito. La probabilità che un tipo di fotorecettore assorba un fotone dipende dal tipo di fotorecettore e dalla frequenza del fotone.

Come risultato dell'assorbimento ogni fotorecettore genera un segnale elettrico in modulazione di ampiezza, proporzionale al numeri di fotoni assorbiti. Gli esperimenti mostrano che i segnali generati dai tre coni L, M e S sono direttamente collegati con la sensazione di colore, e sono detti segnali di tristimolo.
 

2. Nella seconda fase i segnali di tristimolo vengono elaborati e compressi con modalità non ancora completamente note. Questa elaborazione avviene nella altre cellule della retina (cellule orizzontali, bipolari e gangliari) e termina con la generazione di altri tre segnali elettrici, questa volta in modulazione di frequenza, che sono chiamati segnali opponenti e vengono trasmessi al cervello lungo il nervo ottico.
 

3. I segnali elettrici opponenti che lungo i due nervi ottici (che sono costituiti dagli assoni delle cellule gangliari) raggiungono il cervello arrivano nei cosiddetti corpi genicolati laterali, che costituiscono una stazione intermedia per i segnali, che da qui vengono proiettati in apposite aree della corteccia visiva, dove nasce la percezione del colore.
 

L'occhio umano può percepire solo una piccola frazione dell'intero spettro elettromagnetico e tuttavia questa piccola parte corrisponde a miliardi di colori, molti di più di quelli riprodotti da qualsiasi dispositivo digitale.
La prima tavola di colori percettivi fu elaborata nel 1920 dalla CIE (Commission Internationale de l'Eclairage). Lo spazio di colore CIE assegna dei valori ad ogni colore percepibile, su tre assi tridimensionali: su di un asse vengono descritti i valori della luminosità (che presa singolarmente non identifica un colore) e sugli altri due la cromia (intensità o valore del colore).
I colori identificati dal modello CIE non sono legati a particolari dispositivi digitali ma contengono i colori di altri due modelli: RGB e CYMK. I programmi che gestiscono il colore a livello fotografico utilizzano i valori della modalità CIE come base per convertire i colori e la qualità della conversione dipende sempre dai dispositivi digitali input (scheda di acquisizione video) e output (monitor e stampanti).

 

I colori additivi
A questa categoria appartiene la tavola dei colori RGB (Red - Rosso, Green - Verde e Blue - Blu). La modalità RGB è quella normalmente impiegata dai dispositivi elettronici come il monitor, lo scanner, la macchina fotografica digitale: tutti strumenti che riproducono i colori trasmettendo o assorbendo la luce invece di rifletterla (ad esempio la carta). I colori che noi vediamo dal monitor del computer, ci appaiono quando i fasci elettronici colpiscono i fosfori Rossi, Verdi e Blu, provocando così diverse combinazioni di luce. Con una scheda video a 24 bit, riusciremo a visualizzare la combinazione di 16,7 milioni di colori.
La combinazione dei colori RGB avviene per sintesi additiva: i colori vengono generati aggiungendo luce colorata ad altra luce colorata. I colori secondari sono sempre più luminosi e per crearli vengono utilizzati i colori primari Rosso, Verde e Blu. In questa modalità il Bianco è generato dalla somma dei tre colori primari nella loro massima intensità; mentre le tonalità neutre di Grigio si ottengono dalla somma di valori identici di Rosso, Verde e Blu; infine il Nero è ottenuto non sommando i colori primari e cioè il valore dell'intensità di ognuno è al numero zero.
Anche se in questa modalità il numero dei colori che possiamo ottenere (16,7 milioni) è molto ridotta rispetto alla tavola CIE dei colori percettivi, si possono ottenere dei risultati fotorealistici.

I colori sottrattivi
Facciamo alcune prove: se alla luce bianca si sottrae uno dei colori primari RGB, si ottengono i colori complementari del Rosso, Verde e Blu; se togliamo il Rosso, la combinazione del Verde e del Blu generano il Ciano (Cyan); se invece togliamo il Verde ai due colori primari avremo il Magenta; infine togliendo il Blu verrà generato il Giallo. Questo tipo di rappresentazione dei colori viene chiamato CMY (Cyan, Magenta, Yellow): sono tre delle quattro componenti della modalità CMYK (dove K sta per Key color) che sono alla base dei colori di stampa.
Mentre con la sintesi additiva del sistema RGB la luce si aggiunge ad altra luce, nella modalità CMYK la luce viene sottratta, producendo colori più scuri; se si considera inoltre la naturale opacità della carta, che riflette la luce invece di emetterla, possiamo capire perché i colori della stessa immagine visti sul monitor sono più brillanti di quelli stampati, che invece risultano essere più scuri e opachi. Se vogliamo quindi stampare al meglio un immagine e il nostro programma di fotoritocco ce lo permette, è bene impostare l'anteprima dell'immagine in CMYK e lavorare in RGB, in modo tale da avvicinarci il più possibile alla riproduzione dell'immagine stampata.
I sistemi di colore RGB e CMY, in linea teorica, sono complementari l'uno all'altro. Ma quando andiamo a combinare gli inchiostri colorati non avviene esattamente ciò che invece avviene sullo schermo del nostro monitor. Se ad esempio combiniamo uguali quantità di Ciano, Magenta e Giallo, dovrebbero formarsi dei grigi neutri, allo stesso modo, se combiniamo i tre colori alla massima intensità, dovremmo ottenere il Nero (in RGB ottenevamo il Bianco); quando andiamo in stampa il risultato è abbastanza diverso: al posto del Nero viene riprodotto un Marrone impastato e un'immagine in toni di Grigio in RGB convertita in CMY assume dei riflessi rossastri. Per ottenere il risultato desiderato è necessario aggiungere un altro colore: il Nero. Il Nero viene chiamato colore chiave (ecco il significato della lettera K che prima abbiamo chiamato Key color). Questo colore, aggiunto ai tre colori primari che vengono gestiti attraverso la sintesi sottrattiva, migliora la definizione e aumenta i dettagli delle ombre.

 
 
 

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